Gaffe sulla poesia di Montale. La scelta del quarto componimento della terza sezione di Ossi di seppia di Montale non è felice, perché costituisce un testo poco rappresentativo dell’intera raccolta, ma sopratutto: la poesia è dedicata a Baris Kniaseff che donna non è, ma si tratta di un vecchio amico ora «lontano».
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Questo il componimento oggetto del tema
Ripenso il tuo sorriso, da Ossi di Seppia.
"Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un'acqua limpida
scorta per avventura tra le pietraie d'un greto,
esiguo specchio in cui guardi un'ellera e i suoi corimbi;
e su tutto l'abbraccio di un bianco cielo quieto.
Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano,
se dal tuo volto si esprime libera un'anima ingenua,
vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua
e recano il loro soffrire con sé come un talismano.
Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie
sommerge i crucci estrosi in un'ondata di calma,
e che il tuo aspetto s'insinua nella memoria grigia
schietto come la cima di una giovane palma..."
Poesia in immagini: Non chiederci la parola, Montale
Poesia in immagini, Non chiederci la parola, Eugenio Montale
Tra i poeti del Novecento italiano, Dino Campana è colui che ha cercato di incorporare nella sua poesia tutti gli effetti dei nuovi mezzi di tecnica, di produzione e di un nuovo linguaggio. Spesso paragonato ai poeti maledetti come Rimbaud (per la precoce morte, il bisogno di fuggire, l'idea del viaggio) in realtà Campana si rifugia nella letteratura, è pacifista antinterventista e alla fine del suo vagare senza una vera meta, trova solamente la follia. Gli furono diagnosticati i primi disturbi nervosi a circa dodici anni e trascorse il resto della sua vita fuori e dentro ai manicomi o agli arresti. Morì per una forma di setticemia dovuta ad una malattia mai ben chiarita.
Eugenio Montale fu tra i suoi primi estimatori ufficiali, insieme a Carlo Bo. Dai suoi versi, inoltre, hanno attinto poeti molto differenti tra di loro, come Mario Luzi, Pier Paolo Pasolini, Andrea Zanzotto.
Campana inventa una poesia nuova nella quale si amalgano i suoni, i colori e la musica in potenti bagliori. Il verso è indefinito, ricco di immagini forti e di allucinazioni. Uno dei temi maggiori di Campana è quello dell'oscurità tra il sogno e la veglia dove gli aggettivi e gli avverbi sono ripetuti con insistenza come di chi detta durante un sogno. Campana guarda al trecento dantesco, ai canti del Foscolo.
Tra il 1912 e il 1913 Campana compone i versi che diventeranno poi la sua opera più significativa. Inizialmente intitolò la sua opera Il più lungo giorno ma non fu pubblicata alla prima stesura (rifiutata dalla rivista Lacerba di Ardengo Soffici e a Giovanni Papini). Solo molti anni dopo fu stampata con il titolo di Canti Orfici, una raccolta che contiene un poema in due parti (La notte), sette poesie intitolate I notturni, una prosa diaristica su di un viaggio alla Verna e altre dieci fra poesie e prose liriche. Segue una sezione di Varie che comprendono due frammenti, sette prose liriche e (in sette parti) il poemetto Genova. I canti Orfici prendono il nome da Orfismo, riferito ai sogni oppure ad Orfeo figura mitologica metà uomo metà dio, in grado di smuovere col proprio canto la natura; è l'archietipo del poeta.
Dalla raccolta di lettere scambiate tra la scrittrice Sibilla Aleramo e il poeta è stato tratto il film Un viaggio chiamato amore (di Michele Placido, 2002) con Stefano Accorsi nel ruolo di Campana e Laura Morante nel ruolo di Sibilla Aleramo.
Chiari mattini,
quando l'azzurro è inganno che non illude,
crescere immenso di vita,
fiumana che non ha ripe né sfocio
e va per sempre,
e sta - infinitamente.
Sono allora i rumori delle strade
l'incrinatura nel vetro
o la pietra che cade
nello specchio del lago e lo corrùga.
E il vocìo dei ragazzi
e il chiacchiericcio liquido dei passeri
che tra le gronde svolano
sono tralicci d'oro
su un fondo vivo di cobalto,
effimeri...
Ecco, è perduto nella rete di echi,
nel soffio di pruina
che discende sugli alberi sfoltiti
e ne deriva un murmure
d'irrequieta marina,
tu quasi vorresti, e ne tremi,
intento cuore disfarti,
non pulsar più! Ma sempre che lo invochi,
più netto batti come
orologio traudito in una stanza
d'albergo al primo rompere dell'aurora.
E senti allora,
se pure ti ripetono che puoi
fermarti a mezza via o in alto mare,
che non c'è sosta per noi,
ma strada, ancora strada,
e che il cammino è sempre da ricominciare.
Per ermetico si intende qualcosa di incomprensibile e oscuro.
Il termine deriva da una dottrina filosofico-religiosa sviluppatasi nell'antichità greca e contenuta in alcuni scritti (secc. I-III d. C.) attribuiti a Ermete Trismegisto; caratterizzati da grande oscurità.
La Tradizione è la migliore alleata dell’ermetismo, che nascondendo il simbolo, ne designa e custodisce la profondità sacrale.
L'Ermetismo fu una corrente poetica del Novecento italiano (tra il 1935 e il 1940) che, per accrescere il potere di suggestione della poesia, usava un linguaggio intenso e oscuro, eliminando o trascurando i nessi logici e sintattici tradizionali.
Alcuni esempi nella poetica di Giuseppe Ungaretti, Mario Luzi, Eugenio Montale.
L'Ermetismo si espresse anche nell'arte.





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