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Che cosa sono le nuvole?

by marghette (21/05/2008 - 17:39) |

 

Tra i protagonisti indiscussi del nostro '900, Pasolini, Totò e Modugno.
Li troviamo in questo episodio di Capriccio all'Italiana di Pier Paolo Pasolini, insieme a Ninetto Davoli, Franco e Ciccio.
Tantissime sono le citazioni artistiche (Velázquez, Caravaggio), oltre alla rivisitazione dell'opera Otello.
Questa fu anche l'ultima pellicola cinematrografica in cui apparse Totò.
Domenico Modugno interpreta la parte dello spazzino.

Pier Paolo Pasolini - Ballata delle madri

by marghette (20/04/2007 - 12:29) |

Ballata delle madri
di Pier Paolo Pasolini


Vittorio Gassman legge Pasolini.
VEDI VIDEO 

Mi domando che madri avete avuto. 
Se ora vi vedessero al lavoro 

in un mondo a loro sconosciuto, 
presi in un giro mai compiuto 
d’esperienze così diverse dalle loro, 
che sguardo avrebbero negli occhi? 
Se fossero lì, mentre voi scrivete 
il vostro pezzo, conformisti e barocchi, 
o lo passate a redattori rotti 
a ogni compromesso, capirebbero chi siete? 

 

Madri vili, con nel viso il timore 
antico, quello che come un male 
deforma i lineamenti in un biancore 
che li annebbia, li allontana dal cuore, 
li chiude nel vecchio rifiuto morale. 
Madri vili, poverine, preoccupate 
che i figli conoscano la viltà 
per chiedere un posto, per essere pratici, 
per non offendere anime privilegiate, 
per difendersi da ogni pietà. 

Madri mediocri, che hanno imparato 
con umiltà di bambine, di noi, 
un unico, nudo significato, 
con anime in cui il mondo è dannato 
a non dare né dolore né gioia. 
Madri mediocri, che non hanno avuto 
per voi mai una parola d’amore, 
se non d’un amore sordidamente muto 
di bestia, e in esso v’hanno cresciuto, 
impotenti ai reali richiami del cuore. 

Madri servili, abituate da secoli 
a chinare senza amore la testa, 
a trasmettere al loro feto 
l’antico, vergognoso segreto 
d’accontentarsi dei resti della festa. 
Madri servili, che vi hanno insegnato 
come il servo può essere felice 
odiando chi è, come lui, legato, 
come può essere, tradendo, beato, 
e sicuro, facendo ciò che non dice. 

Madri feroci, intente a difendere 
quel poco che, borghesi, possiedono, 
la normalità e lo stipendio, 
quasi con rabbia di chi si vendichi 
o sia stretto da un assurdo assedio. 
Madri feroci, che vi hanno detto: 
Sopravvivete! Pensate a voi! 
Non provate mai pietà o rispetto 
per nessuno, covate nel petto 
la vostra integrità di avvoltoi! 

Ecco, vili, mediocri, servi, 
feroci, le vostre povere madri! 
Che non hanno vergogna a sapervi 
– nel vostro odio – addirittura superbi, 
se non è questa che una valle di lacrime. 
È così che vi appartiene questo mondo: 
fatti fratelli nelle opposte passioni, 
o le patrie nemiche, dal rifiuto profondo 
a essere diversi: a rispondere 
del selvaggio dolore di esser uomini.

Dino Campana, poeta del 900

by marghette (12/12/2006 - 15:33) |

Tra i poeti del Novecento italiano, Dino Campana è colui che ha cercato di incorporare nella sua poesia tutti gli effetti dei nuovi mezzi di tecnica, di produzione e di un nuovo linguaggio. Spesso paragonato ai poeti maledetti come Rimbaud (per la precoce morte, il bisogno di fuggire, l'idea del viaggio) in realtà Campana si rifugia nella letteratura, è pacifista antinterventista e alla fine del suo vagare senza una vera meta, trova solamente la follia. Gli furono diagnosticati i primi disturbi nervosi a circa dodici anni e trascorse il resto della sua vita fuori e dentro ai manicomi o agli arresti. Morì per una forma di setticemia dovuta ad una malattia mai ben chiarita.
Eugenio Montale fu tra i suoi primi estimatori ufficiali, insieme a Carlo Bo. Dai suoi versi, inoltre, hanno attinto poeti molto differenti tra di loro, come Mario Luzi, Pier Paolo Pasolini, Andrea Zanzotto.

Campana inventa una poesia nuova nella quale si amalgano i suoni, i colori e la musica in potenti bagliori. Il verso è indefinito, ricco di immagini forti e di allucinazioni. Uno dei temi maggiori di Campana è quello dell'oscurità tra il sogno e la veglia dove gli aggettivi e gli avverbi sono ripetuti con insistenza come di chi detta durante un sogno. Campana guarda al trecento dantesco, ai canti del Foscolo.

Tra il 1912 e il 1913 Campana compone i versi che diventeranno poi la sua opera più significativa. Inizialmente intitolò la sua opera Il più lungo giorno ma non fu pubblicata alla prima stesura (rifiutata dalla rivista Lacerba di Ardengo Soffici e a Giovanni Papini). Solo molti anni dopo fu stampata con il titolo di Canti Orfici, una raccolta che contiene un poema in due parti (La notte), sette poesie intitolate I notturni, una prosa diaristica su di un viaggio alla Verna e altre dieci fra poesie e prose liriche. Segue una sezione di Varie che comprendono due frammenti, sette prose liriche e (in sette parti) il poemetto Genova. I canti Orfici prendono il nome da Orfismo, riferito ai sogni oppure ad Orfeo figura mitologica metà uomo metà dio, in grado di smuovere col proprio canto la natura; è l'archietipo del poeta.


Dalla raccolta di lettere scambiate tra la scrittrice Sibilla Aleramo e il poeta è stato tratto il film Un viaggio chiamato amore (di Michele Placido, 2002) con Stefano Accorsi nel ruolo di Campana e Laura Morante nel ruolo di Sibilla Aleramo.

 

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